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La storia del piccolo chicco di Grano Duro Italiano

Testo e illustrazioni di

Sandra Sgambaro

Era un seme piccolo piccolo e viveva al buio nel caldo rassicurante della pancia della sua mamma “TERRA ITALIA”

Si sentiva così sicuro e protetto, che si addormentò di un sonno profondissimo e gli sembrò di sprofondare nel nulla, quasi di morire.


Ma questa non era per il piccolo chicco la fine, anzi, la sua storia inizia proprio qui quando al posto del sicuro buio della sua mamma Terra si fece avanti la luce di suo padre il “CIELO”, una LUCE dorata che lo accarezzò con tanto amore per svegliarlo dolcemente, mentre il Vento intonava una melodia di zufolii per attirarlo verso le nuvole.

Il piccolo chicco si allungò a tal punto da diventare “tutto collo e radici” e si ritrovò una PIANTINA VERDE e leggera, capace di danzare ondeggiando al vento.

Presto si accorse, però, che non poteva camminare e nemmeno girarsi intorno.

Alcuni animali, come le lumache e i vermicelli, gli descrivevano i teneri colori dell’alba e gli accesi bagliori dei tramonti e il piccolo chicco desiderò intensamente ammirare tanta bellezza.

Con tutta l’anima pregò di avere tanti occhi per vedere tutto l’arco dell’orizzonte.

Il suo desiderio fu esaudito perché espresso con il CUORE e il piccolo chicco diventò una bellissima SPIGA, legata ancora alla madre terra e con tanti “occhi”, o chicchi di grano, che potevano ammirare i tramonti, le albe, gli animaletti e le stelle nel cielo. In questa magica atmosfera il TEMPO sembrava immobile, ma la spiga continuava a crescere finché divenne tutta d’ORO, pronta per vivere una nuova meravigliosa avventura.

 Ad un tratto il campo disparve e il piccolo chicco si trovò a percorrere un lungo viaggio in compagnia di tanti amici che, con le loro chiacchiere e risate, quasi lo stordirono.
Nel bel mezzo dell’allegra confusione accadde una magia: gli parve di vivere in prima persona la favola di Pinocchio che la farfalla bianca gli aveva tante volte raccontato.
Una gigantesca balena li ingoiò e, dopo il primo momento di paura, il piccolo chicco si ricordò della canzone che il Vento gli cantava per farlo addormentare.


 “dormi dormi piccolino
e riposa fino al mattino
quando grande sarai
al MOLINO tu andrai:
in SEMOLA ti trasformerai
quanto basta
per diventare
un bel formato di PASTA”

A questo punto il piccolo chicco rise forte: non era nella pancia della balena ma in quella del Molino e, rassicurato, si lasciò trascinare velocemente attraverso le budella rumorose del gigante

fino a giungere a quella che gli parve una grande BOCCA

Qui passò impavido, ovvero senza paura, tra grossi rulli di acciaio, sapeva che pian piano si stava trasformando e trovava tutto divertente, specialmente quando veniva pulito da un forte vento che gli procurava tanto solletico o quando ballava sulle reti che lo scuotevano al punto di fargli perdere il “guscio”

“che bello, pensava il piccolo chicco dal CUORE GRANDE, darei il mio cuore per diventare una stellina, oppure una farfalla, o un disco volante o…” 

Il Vento ascoltò il suo desiderio pensato con il Cuore e fece da messaggero presso il padre “FUOCO” e la madre “ACQUA”
Il cuore del piccolo chicco diventò una manciata di “sabbia” splendente come la luce: la nostra SEMOLA!
Dal molino passò nel PASTIFICIO dove la nuova madre “ACQUA” si mise a cullarlo fino a creare un IMPASTO magico “un pongo, morbido ed elastico, modellabile di color giallo luce ”

Il papà SOLE era già pronto per riscaldarli e poter finalmente esaudire il grande desiderio del piccolo Chicco di Grano Duro Italiano:

QUELLO DI POTER ESSERE TANTE FORME, COME TUTTE LE COSE E LE FANTASIE CHE AVEVA VISTO E VISSUTO FIN DA QUANDO ERA UN PICCOLO, PICCOLO SEME
IN TERRA D'ITALIA. 


                                                                                                     Sandra Sgambaro
 
  “…Quando per esempio viene mietuto il grano, lo sguardo chiaroveggente vede espandersi per la Terra dei veri fiotti di benessere…se si sradica una pianta, si fa male alla Terra, se si taglia, le si fa del bene. La Terra infatti dona volentieri ciò che essa porta alla sua superficie e prova piacere quando gli animali vanno pascolando sui prati…”

Rudolf Steiner

Universo, Terra e Uomo- 1908
 
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